Boreale–Ferentino, una finale che parla al cuore: le emozioni dei due tecnici alla vigilia

Boreale–Ferentino, una finale che parla al cuore: le emozioni dei due tecnici alla vigilia

Non abbiamo chiesto schemi, moduli o scelte tattiche. Alla vigilia della finale di Coppa Italia di Eccellenza, in programma mercoledì 28 gennaio allo stadio “Del Bianco” di Anagni, abbiamo voluto ascoltare il lato più umano dei protagonisti. Abbiamo intervistato i due allenatori per capire come stanno le squadre a livello mentale, quali emozioni accompagnano l’attesa e cosa rappresenta davvero questa finale. Un’intervista al cuore, prima ancora che al campo.

Da una parte la Boreale, alla prima storica finale di Coppa Italia della sua storia. Dall’altra il Ferentino, che torna a giocarsi un trofeo dopo ben 26 anni. Due percorsi diversi, ma un’unica grande partita da vivere.

Pierluigi Palma, tecnico biancoviola, racconta l’avvicinamento con emozione sincera. “Mi aspetto una finale equilibrata e combattuta, perché il cammino fatto da entrambe parla chiaro”, spiega il tecnico della Boreale, consapevole che partite così non hanno mai un copione scritto.

Ma nelle sue parole c’è soprattutto orgoglio per il lavoro svolto. La Coppa, partita senza grandi aspettative, si è trasformata infatti in un laboratorio prezioso. “All’inizio era nata per far giocare tutti, poi gara dopo gara è diventata qualcosa di diverso. I ragazzi hanno iniziato a crederci, il gruppo si è rafforzato e oggi ci portiamo dietro una squadra più matura e consapevole”.

Un’identità costruita nel tempo. “La cosa più bella è aver creato un gruppo vero, unito, dove ognuno si è sentito parte del progetto. Questa è una vittoria che va oltre il risultatoQuesta spinta ci ha fatto dare di più anche in campionato dove siamo tornati a ridosso delle prime posizioni”. E il valore diventa ancora più grande pensando alla storia del club: “Siamo felici di aver portato la Boreale alla prima storica finale di Coppa Italia. È qualcosa che resterà per sempre nella storia di questo club”.

Sull’altra panchina c’è un Ferentino che arriva ad Anagni con entusiasmo crescente. Il tecnico Cristiano Di Loreto racconta un viaggio fatto di consapevolezze conquistate strada facendo. “All’inizio la Coppa non importa quasi a nessuno, la prima partita sembra sempre una cosa in più. Poi, gara dopo gara, diventa importante”.

Quelle vittorie, soprattutto contro squadre come Roma City e Monti Prenestini, hanno acceso qualcosa di profondo. “Ci hanno fatto capire che potevamo fare di più. Da lì è cambiato tutto, anche in campionato, dove abbiamo invertito la rotta confezionando tanti risultati utili consecutivi e risalendo la classifica”. Ma ciò che il tecnico porta davvero nel cuore non sono solo i risultati. “Vedere gli occhi dei miei ragazzi felici dopo quelle partite così importanti, dopo quelle vittorie, è la soddisfazione più grande che mi porto dietro”.

C’è poi un’altra vittoria, forse la più bella: “Abbiamo riportato la gente allo stadio”. Di Loreto lo dice con orgoglio autentico. Sa che attorno a questa finale si sta muovendo qualcosa di speciale. “So che stanno preparando qualcosa di grande, so che ci sarà tanta gente. Sentire l’entusiasmo della nostra città è meraviglioso”. Anche per questo il tecnico spera in una forte presenza dei tifosi del Ferentino, favoriti dalla vicinanza geografica, pronti a trasformare Anagni in una piccola casa amaranto per un giorno.

Su un punto, però, entrambi gli allenatori sono perfettamente allineati. Una possibile vittoria non cambierà i programmi futuri. “Bisogna crescere a step”, spiegano. Prima il primo passo: giocare la finale. Poi, eventualmente, il resto. Del futuro si parlerà dopo.

Mercoledì sera, però, non sarà tempo di programmi. Sarà tempo di emozioni. Di storie. Di sogni che per un giorno diventano realtà.
Ad Anagni va in scena una finale che non parla solo di calcio, ma di appartenenza, sacrificio e cuore.

Ufficio stampa CRLazio