A cura di Mario Gaetano
(Foto striscione tratta da FB di Everardo Longarini)
TERRACINA – A 35 giorni dalla (presunta) data di inizio dei lavori, tutto è ancora fermo allo stadio Colavolpe di Terracina. Non ci sono operai, non ci sono ditte che stanno predisponendo il materiale. Niente. Zero di zero. Al punto tale che, di sabato sera, i tifosi biancoazzurri, giustamente, hanno cominciato a protestare. “State giocando con la nostra passione, se non lo capite passeremo all’azione”: è questo il testo del chilometrico striscione lasciato dai sostenitori dei tigrotti in pieno centro città, in un’arteria dove è impossibile non vederlo. Un messaggio che non ha bisogno né di spiegazioni e nemmeno di interpretazioni particolari. Il nodo centrale è il campo principale del Colavolpe che versa in condizioni pietose e che, sic stantibus, il Terracina potrebbe (e dovrebbe) giocare in un altro campo le proprie partite casalinghe dell’intera stagione 2026-27. Ma non è finita qui. A quanto sembra anche il campo San Martino B, ridotto male anch’esso, andrebbe risistemato per consentire alle formazioni giovanili del Terracina di affrontare con tranquillità la prossima stagione.
IMPIANTI – Lungi dal voler individuare colpe e colpevoli nella città pontina, la riflessione d’obbligo riguarda l’impiantistica sportiva del Lazio quanto mai fatiscente dal nord al sud della Regione. Se un tifoso si facesse un giro in taluni impianti, dal confine con la Toscana fino al Garigliano, si accorgerebbe di quanto siamo inguaiati in questo senso. Le colpe di una certa disaffezione del grande pubblico nei confronti di questo calcio è anche legata a questo. Mancano gli stadi e quelli che ci sono non garantiscono né la giusta visibilità e nemmeno il comfort che servirebbe per godersi, in santa pace, le partite. Di qualsiasi categoria, dalla D a scendere. A riprova di quanto si afferma basti pensare che una città come Roma non ha uno stadio (Tre Fontane escluso ma che è stato affidato alla Roma femminile) in grado di ospitare una partita di serie D, l’Ostiamare sta cercando di risistemare l’Anco Marzio secondo i dettami della Lega di C, altrimenti non può giocare nemmeno in deroga mentre per il resto della Regione non sono pochi gli impianti fatiscenti su cui si gioca solo perché “si deve giocare”. A riprova di ciò c’è da aggiungere che, guardando i comunicati del CR Lazio, in diverse circostanze alcune società hanno preso multe per “mancanza di acqua calda” nello spogliatoio dell’arbitro. Impossibile dilungarsi oltre.
PASSIONE DEI TIFOSI – Detto che, in linea teorica, “tutte le società sono uguali”, in pratica non è così perché se un impianto non è pronto in un piccolo centro, e la squadra, che giocava davanti a 20 persone, è costretta ad “emigrare” per giocare le proprie partite interne, è un discorso; non è la stessa cosa, invece, se un impianto è inagibile in una città che porta anche 1000 tifosi allo stadio. L’obiettivo che dovrebbero perseguire un po’ tutti, perciò, è la “salvaguardia” del pubblico, vista la disaffezione generale che, per diverse motivazioni, parte dalla Serie A e finisce in Terza Categoria. Ed in piazze come Terracina la tifoseria riveste una componente importante, i sostenitori biancoazzurri danno affetto e calore pretendendo, naturalmente, lo stesso amore corrisposto. Questa passione, questo amore, deve essere ripagato. Come? Non servirebbe tanto. Magari il primo passo potrebbe essere quello di far giocare la squadra ed il settore giovanile all’interno del Colavolpe…





