A cura di Mario Gaetano
ROMA – La recente trasferta in Bosnia oltre a stabilire che per la terza volta di seguito l’Italia non andrà ai mondiali (il Curacao, piccola isola di fronte al Sudamerica, sì…) ha provocato un autentico terremoto sportivo: fuori Gravina, Buffon e Gattuso, la Nazionale decapitata nel vero senso della parola. Nei giorni immediatamente successivi alle dimissioni del numero uno di Via Allegri si era diffusa la notizia che uno dei possibili candidati a sostituirlo fosse Matteo Marani, presidente della Lega di C, un giornalista che ha abbandonato, provvisoriamente, la professione per occupare una delle poltrone più scomode ed ambite allo stesso tempo del calcio italiano. L’opera di Marani, che si è avvalso di ex calciatori competenti come Zola, è ancora all’inizio ma ciò che ci preme sottolineare, al di là delle riforme che, con una lentezza elefantiaca, ancora non sono entrate in vigore, è che nei tre gironi di C la situazione è la seguente. Nel raggruppamento A la Triestina ha ricevuto 24 punti di penalizzazione, Pro Patria e Virtus Verona, da tempo, sono destinate alla retrocessione diretta senza play out, il torneo, in coda, ha già perso tutto il suo fascino da almeno due mesi. Parimenti, in testa, il Vicenza ha già finito i festeggiamenti, ragion per cui sono rimasti solo i play off a tenere vivo l’interesse dei tifosi. Tante società hanno già messo la barca all’asciutto e stanno pensando al prossimo anno. Pathos del girone A uguale a zero. Nel girone B Campobasso e Ternana hanno ricevuto punti di penalizzazione per inadempienze finanziarie, il Rimini è stato addirittura escluso, il raggruppamento resta vivo per la lotta tra Arezzo ed Ascoli per il primo posto e per la zona play out. Il Guidonia Montecelio, UNA SOLA VITTORIA NELLE ULTIME 18 GIORNATE, si salverà a spasso già domenica prossima, visto che la Sambenedettese ed il Livorno hanno ancora una partita in più. Nel girone C Trapani (-25) e Siracusa (-11) sono destinate alla retrocessione, il Foggia sta poco meglio ma sempre in crisi economica. Insomma sei squadre su 60 (il 10%) sono incappate nelle spire della giustizia sportiva mentre ci sono tante altre realtà sul filo.
IL PUBBLICO – A ciò si aggiungano i dati provenienti dal botteghino che non sono per nulla lusinghieri. Le squadre B di Inter, Atalanta e Juventus giocano in stadi deserti senza passione né tifo. Addirittura, mercoledì scorso, a Caravaggio c’erano più tifosi della Cavese che atalantini nonostante la trasferta fosse “limitata” ai tesserati (ed i sostenitori campani non lo sono per principio…). Per quanto riguarda tante altre realtà dei gironi A e B difficilmente raggiungono le 300 presenze nelle partite interne del week-end, meno ancora nelle infrasettimanali. Questi sarebbero i “numeri” di un candidato alla poltrona più redditizia (e scomoda) del calcio italiano? Non ci siamo. Sinceramente per rilanciare l’Italia serve altro, serve un manager come Presidente Federale, contornato da ex calciatori di spessore (come Maldini ad esempio), capaci e ben visti da tutto il mondo. Siamo l’Italia, non una nazione qualunque. Ricordiamocelo quando vedremo Uzbekistan e Curacao ai mondiali.





