Il Certosa si è iscritta in Serie D grazie agli sforzi della proprietà, giocherà al Superga di Ciampino e la questione Viterbese: “solo chicchere”

Il Certosa si è iscritta in Serie D grazie agli sforzi della proprietà, giocherà al Superga di Ciampino e la questione Viterbese: “solo chicchere”

A cura di Mario Gaetano

Nell’estate dei colpi di scena non poteva mancare l’ultimo, quello che sovverte le chiacchiere dette finora e cambia tutte le carte in tavola. Il Certosa, regolarmente iscritto al campionato di serie D, continuerà a giocare a Roma, anzi, più precisamente, sfrutterà il campo Superga del Città di Ciampino e manterrà i colori neroverdi. Questo il volere dei proprietari, Daniele Bordacconi e Cristian Ranalli, ex calciatori di grido, che hanno perfezionato l’iscrizione e stanno predisponendo la prossima stagione nel migliore dei modi. “Volevamo ringraziare innanzitutto – affermano all’unisono Ranalli e Bordacconi – Michesi, Santolamazza e mister Marco Russo che ci hanno traghettato in serie D. Fare loro i complimenti e gli auguri per una prossima stagione all’altezza della loro fama. Giocheremo al Superga di Ciampino grazie alla vicinanza e alla disponibilità della famiglia Cececotto che ringraziamo – proseguono – e ci teniamo a specificare due cose importanti”.
Non mancano le stoccate. “Innanzitutto non è possibile vincere un campionato il 15 giugno e regolarizzare la posizione il 7 luglio. Mancano proprio i tempi tecnici – incalzano Bordacconi e Ranalli – per completare la parte burocratica dell’iscrizione nonché i tempi per la fideiussione bancaria si stringono enormemente. E di questi problemi la serie D dovrebbe farsene carico. I play off di Eccellenza vanno troppo in là, servirebbero tempi più stretti…”.
Non è finita qui. I proprietari del Certosa, che, nonostante tutto, hanno trovato la fideiussione bancaria e preparato tutta la documentazione in tempi velocissimi, continuano la loro disamina con un appello a Roma Capitale. “Il centro sportivo Certosa ha bisogno di lavori ma la concessione scade tra 4 anni e quindi spendere 600 mila euro per rammodernare l’impianto per poi rimetterlo al bando tra 4 anni, a chi giova? A che serve? Come possiamo fare questo sforzo sapendo che andrà a bando e potremmo perderlo?”.