L’approfondimento: “Il calcio italiano come il Titanic. Tutti ballano mentre la nave affonda”

L’approfondimento: “Il calcio italiano come il Titanic. Tutti ballano mentre la nave affonda”

A cura di Mario Gaetano

ROMA – Che il calcio italiano fosse da qualche tempo nell’occhio del ciclone lo si poteva immaginare. Le mancate qualificazioni ai mondiali, i risultati invero magri delle nostre nazionali (escluso l’europeo inglese), i tanti dubbi venuti fuori dopo Calciopoli, insomma, c’erano state tante avvisaglie che lasciavano pensare male. Il tifoso medio, però, fomentato dalle diatribe Roma-Lazio e dai campionati non certo esaltanti di giallorossi e biancocelesti, unito alla “solita” rivalità di serie A (Milan, Juve, Inter, Napoli, ecc…), ha perso di vista il calcio “importante”, quello dei paesi, delle città, di coloro che una volta erano in A o B e che ora, invece, sono relegate tra C e D. L’ultima notizia, che troverete su un trafiletto nei giornali, riguarda lo spostamento di Pistoiese-Ancona, la finale di Coppa Italia di Serie D, che non si giocherà a Gubbio (campo designato in origine) bensì con partite di andata e ritorno.

Lo ha deciso l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, quindi un organo autorevole che ha dato un parere autorevole a cui, giustamente, tutti devono uniformarsi. Il problema è un altro. Possibile che lo stadio Barbetti non possa ospitare le due tifoserie (di Pistoiese ed Ancona…) per un evento del genere? Possibile che il calcio italiano sia costretto a giocare una finale di coppa in queste condizioni (andata mercoledì 18 febbraio, ore 17.30, a Pistoia e ritorno sabato 7 marzo, ore 20, ad Ancona)? Perché dobbiamo ridurci così? Facile scaricare le colpe sui tifosi che potrebbero creare disordini ed incidenti, la realtà è che i nostri stadi, gli stadi italiani, non sono attrezzati nemmeno per ospitare una finale di Coppa Italia di Serie D.

E tralasciamo gli impianti del Lazio su cui, purtroppo, si potrebbero scrivere delle Enciclopedie. Tutti, dal Presidente Gravina a scendere, dovrebbero farsi un esame di coscienza e riflettere su questo momento nero del calcio italiano. Se vogliamo risollevarci tocca ripartire sì dal settore giovanile, dove mancano gli Educatori di una volta, ma servono anche interventi pesanti sugli stadi italiani che devono disporre di tutti i comfort di sicurezza per ospitare una partita di calcio prima ed una finale di Coppa Italia di serie D poi.