Mister Paolo Caputo e il suo traguardo di 700 panchine, tra ricordi e aneddoti… “Complimenti Paolo”

Mister Paolo Caputo e il suo traguardo di 700 panchine, tra ricordi e aneddoti… “Complimenti Paolo”

Mister Paolo Caputo e le sue 700 panchine.

Ecco l’intervista rilasciata a Fabrizio Fattori dell’Ufficio Stampa del Tarquinia che ringraziamo per la disponibiltà:

In 700 partite avrai visto di tutto: qual’è stata dal punto di visto tecnico e tattico, la partita preparata e giocata nel miglior modo nella sua carriera?

“Allenavo l’Ostia Mare in Serie D perché l’anno precedente ero stato chiamato a Ostia e avevamo vinto il campionato di Eccellenza con quattro o cinque giornate di anticipo. Dopo diversi anni riportai io l’Ostia Mare in Serie D. L’inizio di quel campionato, però, fu molto difficile: nelle prime sette partite conquistammo solo tre punti, frutto di tre pareggi e il resto sconfitte, e per questo fui esonerato. Dopo una sola partita, però, la società decise di richiamarmi. La gara del mio ritorno in panchina fu Casertana–Ostia Mare, a Caserta. La Casertana era una squadra fortissima, che a fine stagione avrebbe vinto i playoff di Serie D conquistando la promozione in Serie C. Preparai quella partita con una rabbia e una determinazione incredibili. Andammo subito in vantaggio, poi sul 2-0 colpimmo anche un palo e una traversa e sprecammo un paio di occasioni clamorose. Alla fine loro accorciarono le distanze, ma vincemmo 2-1. Da quella vittoria partì una rincorsa straordinaria che ci portò fino ai playoff.


C’è una rimonta che considera la più significativa non tanto per il risultato finale ma per come la squadra seppe reagire ad una situazione compromessa?

“Guarda, potrei raccontarti dell’Eccellenza vinta, ma preferisco parlarti del mio primo anno da allenatore in Promozione a Tolfa.
Fu una partita particolare: giocavamo in casa contro il Canepina e dopo pochi minuti perdevamo 2-0. Poco dopo ci venne espulso un nostro giocatore e,
su quell’episodio, subimmo il gol del 2-0. Successivamente ci fu un’altra espulsione a nostro sfavore e rimanemmo in nove uomini. A quel punto, più che preoccuparmi del risultato, buttai tutto sull’orgoglio e dissi ai ragazzi che non ci interessava più il punteggio.
Il risultato fu incredibile: prima segnammo il 2-1, poi il 2-2 e, al novantesimo, su una punizione a nostro favore, realizzammo uno schema che provavamo spesso in allenamento e segnammo il gol del 3-2. Fu una partita clamorosa, conclusa con un vero capolavoro su palla inattiva

Guardando il suo percorso da allenatore, qual è stato il periodo o la squadra che più ha segnato la sua crescita professionale e perchè?

La terza risposta riguarda il mio primo anno in Eccellenza, quando fui chiamato alla Civitavecchiese. Era una stagione con pochissime risorse economiche: il presidente era un mio amico, anche più giovane di me, e avevamo già condiviso molte esperienze insieme. Mi chiamò e mi disse: “Se retrocediamo non succede nulla, però facciamo una squadra di ragazzi locali, giovani; quello che viene, viene”. La storia della Civitavecchiese è qualcosa che tutti conoscono e che, ne sono certo, conosceranno anche i miei nipoti, perché è destinata a restare nella storia. A dicembre eravamo ultimi in classifica. Poi, incredibilmente, arrivammo secondi, disputammo i play-off e conquistammo la Serie D, davanti a uno stadio pieno: il campo del Gedila, colmo di circa quattromila persone. Quell’esperienza mi ha segnato profondamente, perché mi sono detto: “Sono partito dalla Terza Categoria e, nel giro di quattro anni, mi ritrovo in Serie D”. È stata la dimostrazione che quello che stavo facendo poteva diventare un percorso importante anche per il futuro. La cosa più bella, però, è stata che dall’allenatore al magazziniere, passando per i giocatori e la dirigenza, eravamo tutti di Civitavecchia. Una storia davvero da scrivere in un libro, da raccontare come una favola. Nel corso della mia carriera ho vinto anche altri campionati di Eccellenza e ho allenato squadre molto forti, ma ciò che resta davvero impresso sono le imprese, quelle che vanno oltre i risultati.

Grazie all’ufficio stampa del Tarquinia