A cura di Laerte Salvini
Valerio Giordani tra la Serie D col Trastever e la Serie A di beach soccer, oggi anche Mental Coach: “La vittoria più grande è essere rimasto vero”
Alcune carriere si raccontano attraverso i trofei conquistati, altre attraverso la coerenza delle scelte compiute nel tempo. Quella di Valerio Giordani è esattamente questo: un percorso costruito con continuità, serietà e fedeltà ai propri valori, qualità che nel mondo dello sport finiscono spesso per lasciare un segno ancora più profondo dei successi raccolti sul campo.
ROMA – La prossima sarà la sua diciottesima stagione nel calcio dei grandi. Un anniversario che lui stesso definisce con un sorriso: “Divento ufficialmente maggiorenne” – scherza, ma l’entusiasmo, la voglia di competere, l’ambizione sono rimasti quelli della prima volta. “È stato, ed è tuttora, un viaggio meraviglioso. Più passa il tempo, più mi accorgo che ne sto apprezzando i dettagli. Da buon navigatore colgo tutte le sfumature e mi godo tutto ciò che ancora mi appassiona ed emoziona. Aver deciso di donare la propria vita al calcio è una scelta che rifarei altre mille volte.” Diciotto anni cambiano un atleta, e Giordani non lo nega: li rivendica.
La lealtà verso l’io ragazzo
“Sono cambiato tanto come calciatore, e cambierò ancora. Ma la cosa che mi piace di più è sentire di essere rimasto vero, puro, in un mondo dove è facile sporcarsi. Questa è la vittoria che festeggio di più: la lealtà verso l’io ragazzo, adesso diventato uomo.“
È il patrimonio che prova a consegnare a chi arriva adesso – “essere per loro un esempio positivo, un punto di riferimento” – ed è anche il filo che, negli ultimi anni, lo ha portato altrove: non fuori dal campo, ma più a fondo dentro se stesso.
“Chiedo una sola dote: la sincerità”
Nel 2023 Giordani ha conseguito un master in coaching, abilitante alla professione di Mental Coach. Non una seconda carriera parallela, ma il naturale approdo di un’attenzione coltivata da sempre: “Ho capito quanto sia fondamentale allenare la mente per affrontare con consapevolezza le prove che la vita ci sottopone giornalmente.”
Oggi segue atleti di diverse discipline, giovani e meno giovani, costruendo per ciascuno un percorso su misura. “All’inizio chiedo a ogni ragazzo solamente una dote, per me fondamentale: la sincerità. Verso se stessi, e verso di me. Creare un rapporto vero, autentico, è l’inizio per raggiungere una conoscenza totale del proprio sé.” Accompagnarli, vederli cambiare, assistere al raggiungimento dei loro obiettivi: “È motivo di orgoglio e soddisfazione.”
E il percorso ha cambiato anche lui. “So di essere un atleta resiliente, sento di vivere nel qui e ora, sono in pace con me stesso. E so di voler approfondire i miei studi per essere domani un pezzettino migliore di oggi.”
Una consapevolezza che, per capirla davvero, va cercata dove tutto è cominciato.Anzio, la sabbia, le origini
Nativo di Anzio, Giordani gioca in Serie A di beach soccer da quasi dieci anni, insieme al fratello e ai cugini con cui è cresciuto su quella spiaggia. “Abbiamo iniziato per gioco.” Una passione estiva diventata scuola: “Ti dà la possibilità di vivere in poco tempo le emozioni di un’intera stagione calcistica. Competi contro campioni di questo sport, impari da ragazzi stranieri, per lo più brasiliani, che lo fanno tutto l’anno. Condividere lo spogliatoio con un’altra cultura ti dona tanto.” Quest’anno un cerchio si chiude: la Serie A farà tappa per la prima volta ad Anzio. Proprio su quella sabbia. “Sarà un’emozione indimenticabile.” Dalle origini alla scelta che le ha rese durature.
Trastevere, settimo anno: “Uno è quello che fa”
Alla domanda su cosa sia il Trastevere per lui, Giordani risponde con l’unico argomento che gli interessa: i fatti. “Forse basterebbe dirti che per il settimo anno consecutivo indosserò questa maglia. Penso che la lealtà si dimostri con i fatti. Uno è quello che fa, non quello che dice di fare.” Sei anni di campionati di vertice – tre secondi posti, un terzo, una vittoria ai playoff – costruiti in un ambiente che, dice, “ti entra dentro”. “Amo il lavoro, ma amo ancora di più il mio lavoro in questo posto. È un orgoglio giocare per la terza squadra della capitale.” Con gli altri veterani si è assunto un compito preciso: trasmettere ai giovani e ai nuovi arrivati il senso di appartenenza e responsabilità, “trainandoli nel percorso, infondendo sicurezza nel loro animo”.
Resta un sogno nel cassetto, dichiarato senza giri di parole: “Occupare il gradino più alto del podio, e vedere un giorno il Trastevere nei professionisti.” E resta l’obiettivo di sempre, per il settimo anno di fila: “Lasciare tutto in campo. E fuori. Con amore, consapevolezza e tenacia.” D’altronde, come dice Valerio: “Il viaggio è ancora lungo.”




