A cura di Mario Gaetano
Lo scorso anno strabiliò tutti per risultati raggiunti. Comoda salvezza, vittoria della Coppa Italia (contro il Ferentino) e semifinali della manifestazione nazionale persa ai rigori contro la super corazzata Bisceglie. Quest’anno è ancora senza squadra. Microfono a Pierluigi Palma.
Mister, lei ancora a piedi? Sembra impossibile…
“Invece è così. Provengo da un campionato abbastanza buono con un budget ridotto. Tante squadre di Promozione, lo scorso anno, hanno investito più di noi (della Boreale ndc). Eravamo la squadra più giovane del campionato, penso che abbiamo fatto una stagione importante”.
Poi cosa è successo?
“La Boreale mi aveva confermato ma non ho visto la volontà di crescita. La stessa mia. Da parte mia c’era la volontà di consolidare e migliorare quanto fatto. In questi mesi c’è stato qualche contatto con 2-3 società importanti, anche con una di Promozione ma, per ora, non se n’è fatto nulla. Le società hanno scelto profili diversi rispetto al mio. Rispetto ogni “domenica” societaria”.
L’Astrea era tra queste.
“Sì. Ho avuto un colloquio con il ds Iacomini ma non ho saputo più nulla. Però mi avevano avvisato che i loro tempi erano lunghi. Adesso è metà luglio, se si parte ad inizio agosto per il ritiro (il 2 o il 3 agosto l’Astrea partirà per Cairo Montenotte ndc), penso che ogni società, Astrea o meno, sia già in ritardo”.
L’Astrea ha effettuato anche dei provini per i calciatori che potrebbero far parte dello staff nel prossimo anno.
“Evidentemente loro usano un modus operandi differente, visto che ogni allenatore dovrebbe visionare il materiale umano che potrebbe essere utile nella stagione”.
Lo scorso anno, con la Boreale, come andò?
“Il 20 giugno avevamo chiuso anche la rosa. Per esperienza vorrei lavorare con 20 giocatori di movimento più tre portieri”.
Nell’Astrea, ad oggi, sembra che siano 40 giocatori in rosa.
“Evidentemente dopo il primo ritiro scremeranno la rosa. Per un tecnico, qualsiasi esso sia, non è facile allenare con 20 persone, figuriamoci con 40. E’ praticamente impossibile”.
Il lavoro e gli obiettivi da raggiungere sono importanti.
“Certo. Servono idee, preparazioni, certezze. LA voglia di allenare deve andare parallelamente con programmazione e certezze societarie. Se queste vengono meno, meglio stare fermi ed aspettare l’onda giusta. Insomma, meglio non lavorare che lavorare male…”.




