A cura di Mario Gaetano
ROMA – Il suo nome, nel Lazio, è legato a tante squadre, esperienza ne ha da vendere, simpatia pure. Gino Castiello, 70 anni appena compiuti, vorrebbe rimettersi in gioco nella nostra regione. Normalmente uno che ha festeggiato 600 panchine in D allenerebbe ad occhi chiusi ma le proposte extra-regione (le ultime sono arrivate dalla Puglia) non lo solleticano. La sua attività imprenditoriale lo porta spesso nella Capitale e la sua professione lo obbliga a non spostarsi di molto da quell’asse campano-laziale che lo ha visto protagonista negli anni.
Mister Castiello, un suo breve excursus sembra doveroso.
“Ho allenato tante squadre: tra le altre Taranto, Matera, Vastese, Penne, Arzanese, Isola Liri, Sora per due anni, Morolo, Ferentino, ma soprattutto l’Astrea che mi è rimasta nel cuore”.
Con i biancoazzurri della Polizia Penitenziaria ha passato anni bellissimi.
“Avevamo giocatori molto forti, giocavamo bene e divertivamo pure il pubblico. Insomma l’Astrea è stata una delle esperienze più belle della mia vita”.
Sarebbe bello ritornare un giorno?
“Assolutamente sì. Magari fosse. Io porterei il mio carattere, il carisma che mi contraddistingue e tanta esperienza, quella che serve per guidare squadre giovani. Al contempo faccio un grande in bocca a lupo a mister Castagnari”.
Ci sono aneddoti a iosa su di lei. Si dice che facesse scommesse con i suoi calciatori sul numero di gol fatti e li ricompensasse a dovere…
“Erano goliardie che servivano per alzare il morale e permettere ad un attaccante, ad esempio, di cercare sempre di più il gol. Ma al di là di questo ricordo che una volta, prima di una partita importante, quando allenavo in Abruzzo, decisi di far chiedere alla mia società, la classica mezz’ora. Così, mentre i nostri avversari continuavano ad allenarsi sotto il solleone, arrivammo noi freschi come rose. Vincemmo e fu un tripudio per i nostri tifosi”.
E’ stato anche due anni a Sora, come vede la situazione bianconera?
“È un vero peccato quello che è successo. Il pubblico di Sora è stato sempre eccezionale ed ha sempre dato una spinta in più alla squadra”.
Mister, lei è stato compagno di corso, a Converciano, di un certo Silvio Baldini…
“Abbiamo preso, insieme, il Master di seconda categoria. Quando ci hanno intervistato, a fine corso, ci hanno chiesto quali fossero le nostre ambizioni. Lui ha candidamente ammesso di voler allenare la Nazionale Italiana. Io sorridevo. Invece è andata proprio così”.
Stranezze della vita. Mister, lei, pur essendo di Benevento, ormai è romano di adozione. Perché si vorrebbe rimettere in gioco nella Capitale o, comunque, nel Lazio?
“Sono architetto ed ho un grande studio a Benevento ma sono in attesa di ricevere un importante incarico professionale a Roma e spero che arrivi a breve. Nel frattempo coltivo questa mia grande passione che mi ha accompagnato per tutta la vita”.




