LUCIDI: “MI PIACEREBBE ALLENARE QUESTA SQUADRA ANCHE IN D, QUINDI ANDIAMO A PRENDERCELA”

LUCIDI: “MI PIACEREBBE ALLENARE QUESTA SQUADRA ANCHE IN D, QUINDI ANDIAMO A PRENDERCELA”

E’ carico e, come al solito, non si nasconde dietro un dito.

Fabio Lucidi, che tornerà a sedere in panchina dopo il doppio turno di stop scontato in semifinale, sa che sta per giocarsi la partita più importante della sua carriera da allenatore e poco conta che per lui, ex gloria dell’Ancona, l’aria di Ascoli rispolveri quasi sensazioni da derby.

A contare sono solo la sua squadra e l’umore di una tifoseria che, a causa del gesto isolato di un solo individuo che ha sconsideratamente fatto esplodere un petardo ai piedi della tribuna del Paterno durante l’intervallo del retour-match con i marsicani, si vedrà privata della possibilità di spingere la propria squadra verso un sogno.

La sentenza, che nelle prossime cinque gare interne obbligherà il Serpentara BellegraOlevano a cercare una casa provvisoria e, per giunta, in assenza di pubblico, pesa come un macigno nella gestione di questa finale con i marchigiani.

Una condanna durissima, certamente eccessiva e che comunque non ha eguali sia tra i professionisti che tra i dilettanti.

Basti pensare, fatte le debite proporzioni, al precedente assai recente del derby torinese ed a quanto sentenziato in merito da parte delle autorità preposte.

Del reclamo se ne sta occupando uno studio legale di primaria importanza nazionale e di certo seguiranno sviluppi.

La stringente attualità è però il Monticelli, club che come il Serpentara ha vissuto una crescita esponenziale nel corso delle ultime due stagioni e che adesso si trova nelle condizioni di centrare un incredibile doppio salto di categoria.

Si giocherà al “Del Duca” di Ascoli Piceno, cornice straordinaria per una partita pur sempre di Eccellenza.

Dovranno essere gestite, e monitorate, anche le emozioni dei protagonisti.

 

Lucidi, mancano settantadue ore.

Quali sensazioni avverte in seno alla squadra?

“Le sensazioni sono buone.

Siamo consapevoli di essere in dirittura d’arrivo al termine di una stagione lunghissima e ci stiamo allenando bene.

Sappiamo che quella di domenica sarà la prima di due finali e solo il fatto di poterci giocare una partita come questa rappresenta un obiettivo per il quale, ad inizio stagione, noi tutti avremmo firmato con il sangue”.

Numeri alla mano, il Monticelli sembra una squadra molto solida e con una grande propensione per la fase difensiva.

“Come fu con il Paterno, anche in questo caso ci troveremo di fronte una squadra che, per caratteristiche, ci somiglia molto.

Inoltre, proprio come noi, da matricole in Eccellenza e con poche referenze alla vigilia della stagione, hanno raggiunto un grande obiettivo.

Quanto ai loro numeri, beh, parlano chiaro.

Credo che ben poche squadre nel panorama italiano abbiano subito soltanto sedici reti in campionato.

Nei giorni scorsi li abbiamo studiati e sappiamo che andremo incontro a due partite difficilissime.

Noi dovremo mettere sul piatto tutte le energie fisiche e nervose che abbiamo e ricordarci anche di quanto abbiamo costruito, tutti insieme, nel corso di questi due anni”.

Giocare in un tempio del calcio italiano come il Del Duca può incidere nella testa dei giocatori?

“Io credo che loro debbano semplicemente essere felici di esibirsi in un palcoscenico così importante.

Per riassumere il concetto, non dovremo giocare per la platea, come si dice in gergo, ma per le comunità di Bellegra ed Olevano e per il nostro presidente”.

Lei è un ex dorico e per lei sarà una sorta di derby.

Non è che anche qualche suo antico tifoso verrà ad incoraggiarla?

“Se fosse una gara amichevole, ci sarebbe tempo e modo di pensare a queste cose, ma purtroppo sarà una partita da dentro o fuori.

E’ normale che giocare ad Ascoli abbia un valore per uno come me che, per trascorsi, si trova su un’altra sponda calcistica nelle Marche, ma il primo sprone arriverà da solo ed a prescindere.

Dovremo tirar fuori una grande prestazione, perchè in una partita di calcio il risultato può essere casuale, ma la prestazione non lo è mai”.

Nei giorni scorsi il Giudice Sportivo si è espresso circa gli avvenimenti del match di ritorno con il Paterno.

Qual è il suo pensiero?

“Di parole ne sono già state dette tante.

Io analizzo la situazione a 360° e dico che non possiamo impedire l’uso dei petardi in un campo di Eccellenza.

Di certo quello che è accaduto si poteva e si doveva evitare, ma ricordo anche che la società ha duramente stigmatizzato ciò che è avvenuto ed ha subito prestato massima collaborazione al Paterno.

Ho sentito parlare di bomba carta, ma quello era un petardo e vedersi infliggere cinque giornate di squalifica del campo per un petardo è una cosa fuori dal mondo.

Frequentando lo stadio, sono il primo a dire che i “bomboni” danno fastidio e stordiscono, ma una condanna del genere per un petardo esploso nel posto sbagliato la trovo assolutamente spropositata.

Io dico che è giusto multare una società per quello che è accaduto due domeniche fa, ma una sentenza del genere questa gente non la merita per come ha accolto prima, durante e dopo la partita la tifoseria e la squadra ospite.

So che del reclamo presentato se ne sta occupando uno studio legale tra i più conosciuti in Italia.

Vedremo…”.

E’ prematuro chiederle informazioni circa il suo futuro?

“Certe decisioni non si prendono mai unilateralmente.

Comunque vada a finire la nostra stagione, alla fine ci sarà certamente un confronto tra me e la dirigenza.

Quello che posso dire è che, al momento, non vedo nessun motivo per cui io mi dovrei allontanare da questa società.

A me piacerebbe moltissimo guidare il Serpentara anche in una categoria superiore, quindi andiamo a prendercela…”.