Montespaccato, la giustizia trionfa sempre

Montespaccato, la giustizia trionfa sempre

A cura di Mario Gaetano 

ROMA – La notizia è passata in secondo piano quasi non interessasse oppure fosse meno importante dell’approdo di un attaccante in una squadra di Eccellenza. I giudici della Cassazione (Sent. 26657/2026, Presidente Miccoli Grazia Rosa Anna)  hanno stabilito che il Montespaccato calcio era controllato da un gruppo criminale che, tra stupefacenti, estorsioni ed usura, governava la situazione nel fortino di Via Vaj. Le condanne per Franco Gambacurta, “effettivo dominus del sistema imprenditoriale descritto” (scrivono i giudici…), per il figlio Valerio (a cui “era affidata la gestione apparentemente lecita”) e per il Gruppo Sportivo Montespaccato (intestato a Gianluca De Carli, Giuseppe De Carli e Fabio Carocci), hanno colpito nel segno. Chi avesse dieci minuti di tempo potrebbe leggersi il dispositivo della sentenza cliccando sul link sottostante. La realtà, nuda e cruda, vede il presidente Massimiliano Monnanni, in primis, e tutti coloro “legati” inevitabilmente al mondo Montespaccato, subito dopo, esultare perché la giustizia, e qui si parla di Cassazione, (quindi di giustizia definitiva), trionfa sempre. Ma quanti, durante questi anni (dall’operazione Hampa in poi sono passati 8 lunghissimi anni…), hanno fatto un gesto concreto, hanno dato una pacca sulla spalla, un incoraggiamento al presidente Monnanni ed ai suoi collaboratori? Quante persone, dell’infinito mondo calcistico regionale, si sono schierati in prima fila con loro? Quante hanno esultato prima e dopo la pronuncia della Cassazione? La realtà è che il 90-95% degli addetti ai lavori hanno visto questa situazione con paura, con la paura nel parlare ma anche nello schierarsi con Monnanni. In tantissimi hanno pensato che questa storia, in fondo, se la dovesse sbrigare il presidente (ed i suoi collaboratori), in tantissimi hanno pensato che, in fondo, queste fossero cose di basso e limitato interesse, e comunque attinenti “solo ed esclusivamente” alla società biancoazzurra. Quanti hanno esternato la loro vicinanza dopo gli “assalti” compiuti nell’impianto di Via Vaj da ignoti che, per ben due volte, hanno messo a soqquadro il “Don Pino Puglisi”? Ma soprattutto: quanti hanno sostenuto, con atti ma anche a parole, una società che, giorno dopo giorno, è sempre più sotto la lente d’ingrandimento delle Forze dell’Ordine? La realtà odierna dice che la Cassazione ha scritto la parola fine su un periodo particolare, un periodo in cui il Montespaccato era governato in maniera “allegra” da personaggi finiti poi sotto il mirino dei giudici. La speranza, ora, è che si possa pensare solo al calcio giocato e non ad avvocati, giudici, Forze dell’Ordine e provvedimenti della Magistratura. Perché in questi ultimi otto anni (dall’operazione Hampa in poi…) tante volte del Montespaccato se n’è parlato solo in questi termini e non tanto per il sociale, vero fiore all’occhiello di una società che, invece, ha fatto tanto e sta facendo tanto per Roma, per i romani, e per il quartiere.

https://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snpen&id=./20260715/snpen@s50@a2026@n26657@tS.clean.pdf