MASSIMINA, LOMBARDOZZI: “IL CAMPIONATO SAREBBE PIU’ BELLO SENZA TUTTE QUESTE PRESSIONI”

MASSIMINA, LOMBARDOZZI: “IL CAMPIONATO SAREBBE PIU’ BELLO SENZA TUTTE QUESTE PRESSIONI”

A cura di Emanuele Rossilli

Nonostante l’ultima gara, persa contro l’Ostiamare, il bottino della “Banda Lombardozzi” è buono: i 5 punti conquistati in 4 partite sono il frutto di 2 pareggi e una vittoria. Il tecnico del Massimina si trova alla guida di un gruppo che, fatta eccezione per due elementi, è composto solamente da volti nuovi. Abbiamo contattato mister Lombardozzi per fargli qualche domanda sulla squadra e sul campionato.

Buongiorno, mister.

Nonostante la prima sconfitta contro una squadra ben organizzata come l’Ostiamare, che ci può stare, la sua squadra ha iniziato bene questo girone totalizzando 5 punti in 4 gare: è un buon risultato considerando che siete un gruppo quasi completamente nuovo…

“Devo dire che questo stop era già stato previsto e messo in conto. Il direttore sportivo ha assemblato la squadra quest’estate. Purtroppo al termine della scorsa stagione c’è stata una fuga ben nutrita di giocatori verso altre squadre. Porcelli è stato molto bravo a formare un gruppo che all’inizio, sinceramente, credevamo non fosse competitivo ma poi ci ha fatto ricredere. Inoltre va aggiunto che per noi queste sono state le effettive prime quattro partite ufficiali, dato che non abbiamo fatto rodaggio prima di iniziare il girone. Il nostro lavoro è stato soprattutto interno, per conoscere le caratteristiche tecniche dei ragazzi, il loro carattere e infine trovare il modo di assemblarli: avevamo solo un gruppo di ragazzi, era nostro compito quello di farli diventare una squadra”

L’attaccante della vostra squadra, Morbidelli, è l’unico della categoria ad aver segnato in tutte e 4 le gare. È sempre un vantaggio avere una punta capace di segnare con continuità. Cosa ci può dire sul ragazzo?

“Morbidelli lo abbiamo prelevato dallo Sporting Tanas. Lo abbiamo visto in una finale contro la Totti Soccer School. Non ci aveva fatto una grande impressione iniziale. Si evinceva subito che fosse rapido e forte fisicamente ma non sapevamo se sarebbe stato in grado di fare il salto di qualità per giocare nell’elite. Abbiamo deciso di scommettere su di lui e lo abbiamo inserito nel gruppo cominciando a lavorare. Il ragazzo senz’altro ha molti margini di miglioramento. Dobbiamo dargli modo di sviluppare al meglio la sua esuberanza tecnica e fisica. Deve migliorare nei movimenti: ora come ora sono molto istintivi. Lui ha molta voglia di crescere. Caratterialmente è un ragazzo splendido, educato, genuino e non va mai sopra le righe. Sta sempre allo scherzo.”

Il Massimina ha ricostruito il suo organigramma quest’anno con l’arrivo del nuovo DS Porcelli con il quale lei aveva già aveva lavorato in passato. È forse anche per la vostra sintonia che ora siete tornati a collaborare insieme?

“Porcelli lo conosco da moltissimi anni. Abbiamo lavorato insieme alla Romana Gas. Quando ho lasciato la mia esperienza di un anno da DS, avevo deciso di smettere. Poi a settembre sono stato contattato da Luigi (Porcelli, ndr) e mi ha convinto a rimettermi in gioco. “

Attualmente giocate su un campo in terra battuta. Avete però in progetto di costruire un nuovo campo in sintetico?

“Si, è in previsione la costruzione del campo in erba sintetica. Prima l’avvio dei lavori era più vicino alla realizzazione. La caduta del sindaco Marino però ha fatto ritardare l’avvio del progetto. Quindi credo si slitterà di circa un anno.”

Come mai ha deciso di abbandonare il ruolo di DS?

“Avere la direzione sportiva di una società significa avere a che fare con molte persone. Queste non sono solo all’esterno, ma anche all’interno della società stessa: proprietari, genitori, ecc. La situazione era troppo pesante da gestire. Credo sia molto più facile badare solo a 20 ragazzi, con annessi i 40 genitori (ride, ndr).”

Che ne pensa del campionato e del ruolo che ha l’allenatore in un settore giovanile come quello in cui lei milita con la sua squadra?

“Innanzitutto mi piacerebbe che il campionato fosse percepito con più leggerezza e divertimento. Ci sono colleghi che vivono immersi nel nervosismo perché devono per forza ottenere il risultato positivo. Credo che il nostro obbiettivo debba essere quello di dare tranquillità a tutti, ragazzi in primis. Io credo che se noi ci riuscissimo si potrebbe vedere del buon calcio. Invece a Roma c’è questa concezione di dover stare per forza attenti al risultato e questa frenesia rovina le partite. Anche dalle tribune dovrebbe provenire più tranquillità e bisognerebbe evitare di disturbare i ragazzi in campo.”

Molte società scelgono allenatori giovani alla guida di questi ragazzi. Lei cosa ne pensa a riguardo dall’alto della sua esperienza?

“Molte società scelgono allenatori giovani e appena patentati perché credono di poterli gestire in modo più semplice. Io parlo per le mie esperienze. Credo che la vera maturità di un allenatore giovanile arriva più avanti d’età (45-50-55 anni) perché è lì che, date le esperienze nel tempo, sai come devi rapportarti con dirigenza, genitori e ragazzi. Questo perché ormai hai ottenuto la tua cultura calcistica. Devo però ammettere che comunque, in questo ambiente, ci sono molti allenatori giovani ben preparati e competenti.”